La pesca marittima in Italia

Il settore della pesca marittima ha visto negli ultimi decenni un forte ridimensionamento in termini numerici e di mercato, sia per quanto riguarda le unità da pesca, sia per il numero degli addetti, nonché per il calo della produzione. Oggi la flotta nazionale nonostante il perdurare della crisi del settore presenta comunque una sua significativa rappresentatività a livello comunitario:

Tuttavia, la pesca marittima italiana si caratterizza per la struttura prevalentemente artigianale e polivalente costituita da:
– una ridotta dimensioni dei pescherecci (tabella 2);


– un elevato grado di polivalenza tecnica dei battelli;
– un congruo numero di battelli di età compresa tra i 15 ed i 30 anni;
– equipaggi con età media elevata, con un basso livello di scolarizzazione e scarso ricambio generazionale;
– con marinerie con forte presenza di operatori extracomunitari;
– priva di ammortizzatori previdenziali e sociali mirati a valorizzare la peculiarità e la diversità che rappresentano un valore aggiunto da tutelare
–  e non da omologare.

Un quadro generale dello stato della pesca in Italia è possibile ricavarlo dalle seguenti tabelle indicative dello stato della pesca e dell’acquacoltura in Italia come delineate nel Programma Nazionale Triennale della Pesca e dell’Acquacoltura 2013 – 2015.


La pesca all’interno del cluser ittico

Il comparto ittico presenta, nell’ambito del cluster marittimo[1] italiano, il più alto numero degli occupati, tenendo conto anche le unità a monte e a valle della pesca marittima. E’ quindi un settore importante per il territorio in termini di occupazione ma anche valoriale. Un patrimonio da non disperdere ma da tutelare.

 

[1] Il Cluster marittimo nazionale si avvale della a Federazione del Sistema Marittimo Italiano (Federazione del mare) costituita nel 1994, ha il fine di dare rappresentanza unitaria al mondo marittimo del Paese, per consentirne l’apprezzamento come fattore di sviluppo ed affermarne la comunanza di valori, di cultura e di interessi, che scaturisce anche dal costante confronto con l’esperienza internazionale.   Riunisce oggi gran parte delle organizzazioni del settore: AIDIM (diritto marittimo), ANCIP (lavoro portuale), ANIA (assicurazione), ASSOPORTI (amministrazione portuale), ASSONAVE (cantieristica navale), ASSORIMORCHIATORI (rimorchio portuale), COLLEGIO CAPITANI (stato maggiore marittimo), CETENA (ricerca navale), CONFITARMA (navigazione mercantile), FEDERAGENTI (agenzia e intermediazione marittime), FEDEPILOTI (pilotaggio), FEDERPESCA (navigazione peschereccia), FEDESPEDI (trasporti internazionali),  INAIL/exIPSEMA (previdenza marittima), RINA (certificazione e classificazione), CONS.A.R. (ricerca) e UCINA (nautica da diporto).   Le attività marittime annualmente producono beni e servizi per un valore di 39,5 miliardi di Euro (2,6% del PIL), di cui 9,7 miliardi esportati (3,3% dell’export nazionale), e dedicano a costi intermedi e investimenti fissi 13,9 miliardi di Euro (4,9% degli investimenti italiani), fornendo occupazione a oltre 213.000 addetti direttamente e ad altri 265.000 nelle attività manifatturiere e terziarie indotte. http://www.federazionedelmare.it